L’ambiente in cui vivremo


Editoria Description
  • 8 Agosto 2019

IL Futuro. Ciò che non è ancora, che ancora non esiste, ma che giorno per giorno ci immaginiamo, facendo progetti, temendo pericoli e cullando aspettative. Perché l’Uomo ha questa caratteristica: non sa vivere senza la  prospettiva del futuro, non sa vivere senza immaginarsi quello che sarà.  E questo è vero per il singolo nella sua vita, come per le comunità nella loro.

E di questa prospettiva di futuro oggi abbiamo bisogno più che in passato, quando, in una società statica e in apparenza immutabile, il semplice corso delle cose e del susseguirsi delle stagioni, regolava la vita in modo prevedibile. Ne abbiamo bisogno per prepararci ad un domani che sappiamo sarà comunque enormemente differente, ne abbiamo bisogno per rassicurarci che ci sarà un domani. E allora dobbiamo sforzarci di prevedere. Di prevedere senza la possibilità di poter predeterminare il futuro, per gli infiniti parametri che concorrono a determinarlo (e in questo sta la nostra libertà) ma con la volontà di individuare scenari che ci permettano di concorrere a disegnarlo.

Scenari costruiti su ipotesi e tendenze che potranno poi essere modificate da altre, ma che ci permettano di formulare in modo razionale i problemi e prepararci per le prossime sfide. Accanto alle previsioni, sarà lo stimolo alla ricerca scientifica, sopratutto nei campi più proiettati verso il futuro come le teorie post-relativistiche, a connotare l’attività del centro studi, per la sua caratterizzazione a studiare il futuro lontano.  Non lo facciamo solo per i nostri discendenti, ma anche per noi stessi e i nostri figli, perché il futuro condiziona il presente quanto e più del passato.

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